Camera oscura

Camera oscura

 

Ascolto parole che sembran dettate dalla carne, tanto son vive.
Frasi che dan ordine al mondo, tanto ben son formate.
Non so quale mondo: dentro e fuori in uno trasmutan.

Parole che vengon dal sogno, dal buio, dal cuor della notte.
Perché l’uomo fa il matto nel ben congegnato Universo?
Perché voler primeggiare, che siam noi stessi creature?

Spremo alle guance il filo dorato delle parole, forte come seta.
In folla s’accalcano lungo il binario, e poi siedono in sedili ordinate.
Non so dove vanno, ognuna ha i suoi affari ed affanni.

Parole che pensan se stesse, nel mentre che dicon che vanno,
che riprendono e vedono il mondo man man l’attraversano.
Fatti e persone son cachi maturi alloggiati in cestelli e platò,
oppure infilati su spiedi: barbecue conviviale fra amici.

S’infilano i fatti, un dietro l’altro, dall’antenna arrivando alla radio.
Le parole ritraggono i fatti come un pennello o pellicola,
come la bianca massa di cacio che le cocche del panno filtran dal siero:
mozzarelle cagliate che soddisfano l’anima con la gioia del gusto.

Consumo il mio tempo nella gioia dei versi che con gusto mi mangio,
mi restituiscon filtrata la vita che vivo – valigia dimenticata sul treno.
Voglio che un verso m’illuda del vero: immagini, storia, colori, sonoro.
Che mi rilegga alla luce quel che s’è impressionato di dentro nel buio.

Voglio sapere di me, di quel che mi accade, che la mente non vede, e pur vivo.
Ruminare il mio pascolo, sorprendermi d’un tocco di zenzero, d’una salsa allappante.
Attento m’ausculto quel che sento mi viene da dentro nel petto.
Mi scopro una vita che non sapevo d’avere: tutta bagliori, sentori, sapori.

 

Cremignane, 24 ottobre 2013 (2:00)

 

La mia prima ombra Anatema


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Camera oscura by Vittorio Volpi
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