Le impronte

Le impronte

 

Le parole mi si svolgono dalla bocca come filo di ragno.
Appesi ci sono mille pensieri come premi di una cuccagna.
Devo solo aspettare che si dispongan in ordin ritmato,
che divengan tra loro compatte e smaglianti come ceramica.
Sembran compiaciute le parole di mostrarsi a chi guarda ed ascolta.
Si secca la bava, tenace il fil del discorso, da regger quintali.

Non so perché quest’urgenza, che ancor non ha un contenuto,
un’idea nuova, che altrimenti svanirebbe come mai fosse stata.
Compaiono immagini in carosello continuo, fantasmagorico.
Mi visualizzano episodi ipotetici, plausibili come fossero veri.
Come una lunghissima seta nel cortil del tintore, iridescente.

E pare che un’intera sequela le generi, narrando di fatti possibili.
Arrivo dopo a capire una scena, dipende se ero sveglio abbastanza per registrarla.
Sembrano sogni, ma non sono già più, la luce del giorno li cristallizza
come folletti sorpresi a rubare, che rubano e manco sanno il perché.
S’incidon queste immagini dentro nel corpo, come fosser fatica,
come esperienza vera altrettanto, e vive son le emozioni del pari.
Stendardi vengon portati, ciascuno uno schermo per una storia diversa,
quella che più mi è gradita, vi riconosco la mia, curioso di veder come va.
Divinan forse qualcosa le storie infinite che ci narriamo di notte,
mi preludon qualcosa, mi prevengono sensi e sapori, inattesi come dal vero.
Previvo dei fatti, prevedo luoghi ed oggetti che poi coincidon perfetti.
Sul filo delle parole appendo le sete comparse nel sogno, si tingon di vero.

E non so dove più vivo, perché tutto il corpo vipartecipa intero e per vivo.
Ma forse il tempo non passa, o passa all’indietro e cancella nel corpo le impronte.

Cremignane, 12 giugno 2015 (4:10)

 

Forti, buoni e pacifici Silenzi loquenti


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Le impronte by Vittorio Volpi
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