Ade marino

Ade marino

 

La luce del sole penetra come una vaga penombra sul fondo del mare.
Cadaveri sopra cadaveri di tutti coloro che sinora son morti.
Alcuni, morti di recente, pian piano si stanno depositando sul fondo.
È così ovunque ci sia una pozza d’acqua, un lago.
Solo da sveglio noto che i corpi stranamente non sono nudi,
ma tutti hanno un cencio da crocefisso attorno ai fianchi.

È difficile che la luce e la vita penetrino sin qui, non si vedono pesci.
Non so come faccia a respirare e come sia capitato in quest’Ade marino.
So che un corpo riportato in superficie riprende vita, luce, energia.
Ne prendo uno ancora sospeso, ha un cencio rosso. So come fare.

Appena lo prendo sento quel che lui sente, sono in apnea, risaliamo.
Man mano mi rendo conto di quel che accadrà appena fuori dell’acqua:
l’ossigeno ci scoppierà nei polmoni, la luce farà rivivere il corpo.
Difficile sapere la forma che avremo, forse neonati, entrando nel tempo.

La superficie non sembra arrivare più. Non ho più aria. Ancora poche bracciate.
Una risalita che pare lunghissima, siamo sotto la calotta polare.
Ho la sensazione che posso riuscirci, in anticipo sento quel che mi accadrà.
Via via la luce aumenta, intravedo il baluginio del giorno in superficie.
Sentirò l’aria asciugarmi, rassodarmi la pelle, via lo strato viscido, saponoso.
So che reggerò allo scoppio, sto già riacquistando le forze, la mente.

Riporto i corpi verso la luce: da quando sono Hermes psicopompo?
In superficie mi risveglierò alla vita, potrei esser chiunque, dovunque.
Sento che comincio a scoppiare, mi smembro in mille pezzi,
eppure continuo a rimanere tutto compatto, stretto nelle fasce dei muscoli.
Il cuore mi batte fitto per lo sforzo, ma ancor più per l’emozione, la novità:
è lui che mi tiene insieme, che regge, che sa che è così che van queste cose.
Finalmente riemergo, la pienezza assoluta: di nuovo l’aria. Sono rinato.

 

Cremignane, 14 gennaio 2015 (03:50)


Aghi impazziti Triunito


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Ade marino by Vittorio Volpi
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