Aghi impazziti

Aghi impazziti

 

Mi rimane in bocca il sapore di un sogno, un umore che tuttora persiste.
Tipico di un affetto che mi continua per entro: ben lo conosco.
Qualcosa di grande questa notte ci è capitato, me n’è rimasto il riverbero.
Il corpo registra, rimestato da quel che ha vissuto, sogno o reale che sia.

Permane fin adesso il sentore di quel che sentivo, l’emozione provata.
La mente a volte cerca conferme di quel che vuole sapere, e le trova.
Il corpo non conosce così, è più terra-terra: si compongono sensazioni,
si forman da sé, con una chimica propria, attiva, consapevole,
come sapesse, goloso, quel che lo fa stare bene, e lo assorbe spugnoso.

Tutte mi assente le affezioni che provo, n’è tutto sommosso, pizzicato dai microvolt.
Ne è ridestato, messo in agitazione da una voglia di ballo che non vuol rifinire:
perfect timing di un momento creativo, ritmico pulsare che spinge le gemme ad aprirsi,
linfe inviate forse ancora dallo stesso cuore del sangue, che s’inciucca al passaggio.

Ma dev’essere qualcosa che siam usi a riconoscer per spirito, tant’è buono, tant’è vivo.
Non lascia traccia materiale di sé, non sballa i valori, non lo vedon le analisi.
Da questo viene il tono al mio vivere, un’aria più densa che sembra m’avvolga la pelle.
Piccoli temporali che scoppiano azzurri, mi passo la mano a sentirli, lampi dorati ionizzano l’aura.
Del sogno non m’è rimasta un’immagine, un’idea, una parola che è una: solo la sua carica attiva.

Uno scandaglio ad onde concentriche mi perlustra il mare del corpo:
segue delfini, ascolta balene lontane che pare ci chiamino ad un tenero gioco, ad un girotondo.
Son tutto elettrico, vibrazioni geometricamente intonate, architettura armoniosa,
minuti semini di licopodio, leggerissimi pollini forman svariate figure, simmetriche,
par quasi anche di sentire un vago ritmo incessante, come di danza greca o irlandese.

Viaggio sulla cresta di un’onda, ed è come fossi su tutte, la sua forza mi porta.
L’aurora dà cielo al mio mare, dà terra al mio passo – come se nulla fosse accaduto.
Rimane sul cilindro di carta una traccia di aghi d’improvviso impazziti, un fatto grande:
io so di chi parlano, so chi mi parla così.

 

Cremignane, 10 dicembre 2014 (06:55)


Ti diverti con me Ade marino


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Aghi impazziti by Vittorio Volpi
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On line dal 10 dicembre 2014

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