Cielo blu dell'Himalaya

Cielo blu dell’Himalaya

 

È bastata una goccia d’essenza per aprirmi il respiro, per ossigenarmi.
La tua è aria diversa, il blu del tuo cielo è denso, intenso, come sull’Himalaya.
Non è l’azzurro del nostro sereno spazzato dal vento quando cambia stagione.
È il blu dello spazio, dove di notte si accendon le stelle. Un colore immobile.
Un colore che sazia, che fa brillare tutti gli altri colori qui sulla terra.
Un colore di fondo per farmi abbagliare da quel che mi vedo davanti.
Il color della mente, e forse anche più, che difende dall’intrusione del buio.
Un color che mi fa più chiari i pensieri, il blu di quando chiudo le palpebre.
Il blu lontananza [1] che mi fa sfavillare l’adesso, come ora mi sento.

È lo schermo di fondo degli effetti speciali, dove posso far salti e volare.
Son questo i tuoi occhi, questo il tuo cielo, il luogo e la luce del mio esserci.
Che ci faccio su in vetta, con la neve abbagliante, l’erba smeraldo, l’acqua lucente?
Ti porto negli occhi, vedo diverso, tutto è nuovo di zecca come appena creato.
Questo mondo dà pace, t’ho incontrato, viandante, lontano dal sale e dal mare.
La volta del cielo è una cupola aperta, il viaggio mi ha ripulito, fino a incontrarti.

 

[1] Da Guido Gozzano, La più bella. E Francesco Guccini, L’isola non trovata. Per W. Kandinskij (Lo spirituale nell’arte) il blu è un colore centripeto, a differenza del giallo centrifugo: «Blau, die Farbe des Himmels, ist die Farbe der Vertiefung, des Unendlichen und Reinen» “Blu è il colore dell’andare in profondo, dell’infinito e del pulito” . Lo spunto viene da The snow leopard di Peter Matthiessen (1978, p. 95 ed. Picador, 1980): «A blue bluer than blu» “Un blu più blu d’ogni blu”. È lo stesso blu dell’Iliade e del cielo di Tengri.

Cremignane, 15 ottobre 2014 (6:50)


Eccomi qua Nel sottobosco muscoso


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Cielo blu dell’Himalaya by Vittorio Volpi
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